Original Fiction
Title: Unrestful
Rating: PG13
Disclaimer:Miguel, Hilario, Angel e Nico sono di noesis_2. Ceschì, Linda, Celeste, Tony, Ricardo sono personaggi miei. "La Flaca" è di Jarabe de Palo.
Info utili: Ceschì è nel mio avatar. La modella e la foto appartengono a chi ha posato ed a chi ha scattato. L'ha trovata noesis_2 su Istockphoto, non so nulla di più.
Francesca "Ceschì" Palermo se ne stava stesa nel suo letto, osservando il soffitto.
Una mano, la destra, sprofondava sotto il cuscino mentre l'altra se ne stava appoggiata sul lenzuolo, in corrispondenza del suo stomaco.
Ceschì non riusciva a prendere sonno.
La colpa si spartiva equamente tra due diversi fattori.
Primo Fattore.Era estate e lei abitava a New York.
Questo significava caldo, afa e sofferenza incassati trai casermoni di cemento e mattoni del Bronx cittadino.
Ceschì avrebbe venduto un organo o due per potersi comprare l'aria condizionata, ma sembrava che la sola idea disgutasse profondamente il suo ragazzo, che le dormiva accanto beatamente coperto dalla coltre del caldo notturno e da ben poco altro.
Ceschì mal sopportava il caldo.
Suo fratello, maggiore, Anthony, detto Tony, le arruffava i capelli quando diceva così, cercando di farla parlare nel loro dialetto che era un pout-pourry di inglese, siciliano, romanaccio e dio solo sa che altro c'era stato buttato in mezzo.
Nicola Santissimo, il fratello gemello di Ceschì che solo lei chiamava a questo modo, di giorno sarebbe stato capace di renderla una vita un inferno per quel tipo di affermazioni, se non fosse stato troppo impegnato a boccheggiare che aveva caldo, supplicando il suo povero
riversieddu per dei cubetti di ghiaccio e dell'acqua fredda.
Ma ora era notte e Ceschì poteva lamentarsi quanto voleva nella propria mente.
Il suo ragazzo sembrava proprio duro d'orecchi sul caldo.
Non che non fosse duro d'orecchi in generale... ma il caldo era qualcosa su cui era più testardo di quanto fosse normale persino per lui.
Ed ecco appunto entrare in campo l'altra motivazione dell'assenza di sonno di Francesca "Ceschì" Palermo.
Secondo Fattore.Il suo ragazzo.
Miguel Orcozco.
Più giovane di lei di cinque anni e già padre di due figli, avuti con un'altra ragazza.
Una ragazza che Ceschì non poteva fare a meno di trovare antipatica.
Un effetto collaterale dell'essere stata presa a cazzotti perchè si era interessata a Miguel.
Non che Miguel e Linda, questo il nome della ragazza, stessero assieme.
Ceschì non era tipo da fare certe carognate ad una ragazza, tantomeno se era incinta.
Linda aveva mollato il colpo non appena aveva scoperto di essere incinta, agendo su ordine del di lei padre, la colonna portante della mafia messicana locale tanto quanto Tony lo era di quella italiana.
Lo stesso uomo che aveva pure sfasciato il ginocchio di Miguel, in un modo tale che non avrebbe più potuto recuperare del tutto.
L'avevano abbandonato alla riabilitazione, chiuso in casa, con solo suo fratello Ricardo ad occuparsi di lui.
Solo Ricardo.
E Ceschì.
Arrivata fresca fresca da Chicago per liberarsi dall'accento di famiglia e fare l'attrice nei teatri di Broadway e subito sbolognata a Ricardo, perchè a casa di Tony non ci stava spazio.
Ceschì l'aveva inquadrato subito Miguel.
Ragazzino messicano con un ginocchio a pezzi, il cuore distrutto ed un carattere
della minchia.
Con due occhi che sembravano carboni ardenti.
Cinque anni più giovane di lei e Ceschì se n'era innamorata come una pera cotta.
Si era presa cura di lui, sopportando urli e male parole ed offrendo sempre l'altra guancia.
Ceschì non era particolarmente diplomatica, non aveva un forte carisma e non era neanche una ragazza dal carattere particolarmente
forte. Non nel senso messicano.
Ma era
paziente.
Miguel poteva urlare quanto voleva, sbattere tutte le porte che gli pareva, e chiudersi quanto gli sembrava irragionevolmente adatto.
Ceschì non l'aveva lasciato perdere.
Non aveva dato forfait.
Avevano legato.
Un'amicizia di durata brevissima la loro.
Pochi mesi e poi Ceschì aveva messo le cose in chiaro.
Lei lo voleva.
Anche se lui probabilmente pensava ancora a Linda e vedeva in Ceschì solo un corpo con cui sfogarsi la notte.
Miguel aveva rifiutato.
Ceschì, paziente come sempre, aveva aspettato.
Era entrato nella sua stanza, di notte, guardandola con quei suoi occhi di brace e l'aveva chiamata
loca, pazza.
Poi avevano lasciato che le cose seguissero il loro corso naturale.
Da allora erano stati, più o meno, assieme.
Miguel aveva trovato lavoro in teatro all'inizio, dietro le quinte.
Tecnico delle luci e manovalanza in genere.
Poi si era accollato anche il lavoro notturno di operaio in fabbrica.
Ceschì lo amava ed era fiera di lui per il modo in cui aveva raddrizzato la propria vita, che fino a quel momento aveva sbandato decisamente verso gli estremismi.
Si era dato una calmata, forse anche grazie al suo influsso sosteneva Tony.
Lei era l'
agua di Miguel.
Acqua tanto quanto lui era tizzoni ardenti di brace.
Non le spiaceva come ruolo.
Attrice ed
agua.
Zia dei figli di Miguel, quelle due piccole pesti di Angel e Celeste Montoya.
Due piccoli tornado, nati per raggiungere quasi qualsiasi obiettivo si fossero fissati in testa.
Ceschì li apprezzava, anche se avevano decisamente preso il carattere pestifero della madre, ch'era pura
lava.
Bollente, bruciava tutto quello che trovava sul proprio cammino.
Ceschì si era tranquillizata, con il tempo.
Miguel stava con lei.
Voleva lei.
Aveva messo una pietra su Linda.
Ci si era bruciato, con la
lava e non aveva intenzione di tornare indietro.
Anche se non avrebbero avuto figli assieme erano comunque una coppia felice, ed i due ragazzini bastavano per quaranta.
Ceschì sentiva di avere una bella vita.
Non era ricca, non era famosa, ma era una brava attrice con un ragazzo che ci teneva a lei ed una famiglia che le voleva bene.
E Miguel l'aveva confusa.
Così, dal nulla.
Le aveva sorriso, baciandole il naso, e dicendole "Forse".
Forse ...
Ceschì l'avrebbe strozzato.
Forse era ora di avere un moccioso con riccioli neri, no?
E considerando che Ceschì era riccia e bionda e Miguel aveva capelli lisci e neri le possibilità erano poche.
Se lei lo voleva lui sarebbe stato ben felice di.
Di.
Forse.
E forse no.
Ceschì lanciò un'occhiata al ragazzo dormiente.
Razza di ...
Adorabile coglione.
Si alzò a sedere, Ceschì, e si alzò, andando in cucina.
Prese una cassetta audio, residuato di un tempo in cui cd e lettori mp3 non possedevano ancora il mondo, e la inserì nella radio mettendo il volume al minimo possibile.
A volte rimpiangeva sinceramente di non essere una gran fumatrice.
Se lo fosse stata non sarebbe dovuta andare a cercare le sigarette di Miguel per mezzo appartamento per fumarsene una in santa pace sulla finestra della cucina.
Jarabe de Palo le faceva compagnia, cantando La Flaca.
En la vida conoci mujer igual a la Flaca
coral negro de la Habana, tremendisima mulata.
Cien libras de piel y hueso, cuarenta kilos de Salsa,
en la cara dos soles que sin palabras hablan
que sin palabras hablanLa cassetta era di Miguel.
Una delle preferite di Ceschì anche se non l'aveva mai specificato.
Amava sentirla mentre lui le stava contro, baciandole il collo o spingendosi in lei.
Miguel canticchiava la canzone a bassa voce, quando le si premeva contro in cucina così come a letto quando pensava che lei fosse troppo languidamente distrutta per prestargli vera attenzione.
Giocava con i suoi capelli e canticchiava.
Ceschì amava la voce di Miguel tanto quanto i suoi occhi le provocavano scompensi ormonali quasi imbarazzanti per una donna di trentacinque anni.
La Flaca duerme de dia, dice que asi el hambre engaña,
cuando cae la noche baja a bailar a la Tasca.
Y bailar y bailar, y tomar y tomar
una cerveza tras otra pero ella nunca engorda
pero ella nunca engordaEra una cosa sciocca, da ragazzine sentimentali o da coppie sposate da film ... ma per Ceschì quella canzone era un pò la loro canzone.
Sua e di Miguel.
Ne capiva meno di un quarto, ma andava bene anche così.
Era brava Ceschì, a pensare a tutto questo invece che a quello che voleva sul serio.
Lo voleva un bambino?
Un
picciriddu tutto suo e di Miguel?
Un
hijo od una
hija dai riccioli neri?
Lo voleva un bambino?
Por un beso de la Flaca daria lo que fuera
por un beso de ella, aunque solo uno fueraTre sigarette e quindici rewind dopo Ceschì ancora non aveva una risposta.
In compenso si scopriva una bocca calda sul collo, e mani bollenti sui fianchi.
Una voce calda e profonda, languida ed umida sulla sua pelle avvolse il suo udito, provocando un comprimersi delle farfalle nello stomaco di Ceschì.
Divennero la farfalla di Pechino.
Un battito d'ali e la sua razionalità finiva in un tornado.
"Mojé mis sabanas blancas, como dice la canción
Recordando las caricias que me brindó el primer día
Y enloquezco de ganas de dormir a su ladito
Porque Dios que esta flaca a mi me tiene loquito
O-oh, a mi me tiene loquito."Un corpo solido contro il suo e Ceschì poteva pure avere cinque anni più di lui, ma Miguel era poco più alto e decisamente più sensuale.
La sua voce la faceva sentire adolescente come non aveva mai avuto occasione d'essere a New York, dov'era arrivata a ventun'anni compiuti.
"Por un beso de la Flaca daria lo que fuera
por un beso de ella, aunque solo uno fuera"Le canticchiava lui sulla pelle, ondeggiando appena e creando una deliziosa frizione che faceva sentire Ceschì come se ogni singolo nervo del suo corpo fosse stato ipersensibilizzato.
Spense la sigaretta, prima di ustionarcisi e si voltò nelle sue braccia, baciandolo con passione.
Lui fece scivolare le mani sui suoi glutei, stringendoli e sollevandola, mettendola seduta sul bancone della cucina.
Ceschì si tirò appena indietro, la testa leggermente inclinata di lato.
Delle ciocche di capelli biondi le coprivano l'occhio destro.
Miguel, con un gesto delicato, le spostò.
"Que pasa?"E c'era un luccichio nel suo sguardo, nel chiederlo, che stava a significare che Miguel sapeva già perfettamente cosa teneva sveglia Ceschì la notte.
La guardò con i suoi occhi.
Braci provenienti da Tijuana.
Occhi di
malparido.
Occhi che parlavano di
sangre caliente e possessiva passione.
Scosse la testa, stringendogli le gambe attorno alla vita ed attirandoselo contro, la stoffa dei boxer che faceva appena frizione contro le cosce nude di Ceschì.
Miguel dormiva in boxer e basta, lei invece in slip e maglietta.
Lo baciò.
"Nulla, ora è tutto a posto."
Mormorò sulle sue labbra tra un bacio febbrile e l'altro.
Sentì il suo sorriso monello e malizioso formarsi e le mani si stringerso sui suoi glutei, scivolando lungo la curva e poi sulle cosce.
"Mmmh ... ahora sì?"Indagò malizioso.
"Sì"
E non ci fu bisogno di dire altro.
Video della canzone:
http://it.youtube.com/watch?v=nSkWtvef4A0Testo e traduzione dello stesso:
En la vida conoci mujer igual a la Flaca
coral negro de la Habana,tremendisima mulata.
Cien libras de piel y hueso, cuarenta kilos de Salsa,
en la cara dos soles que sin palabras hablan
que sin palabras hablan
La Flaca duerme de dia, dice que asi el hambre engaña,
cuando cae la noche baja a bailar a la Tasca.
Y bailar y bailar, y tomar y tomar
una cerveza tras otra pero ella nunca engorda
pero ella nunca engorda
Por un beso de la Flaca daria lo que fuera
por un beso de ella, aunque solo uno fuera
Mojé mis sabanas blancas, como dice la canción
Recordando las caricias que me brindó el primer día
Y enloquezco de ganas de dormir a su ladito
Porque Dios que esta flaca a mi me tiene loquito
O-oh, a mi me tiene loquito
Por un beso de la Flaca daria lo que fuera
por un beso de ella, aunque solo uno fuera...ecco come Cuba ti può prendere.
Nella vita ho conosciuto una donna come la Secca,
corallo nero dell'Havana, una bellissima mulatta.
Cento libbre di pelle e ossa, quaranta chili di Salsa,
nella faccia due soli che parlano senza parole.
La secca dorme di giorno, dice che così inganna la fame,
quando cala la notte, scende a ballare a La Tasca.
E balla e balla, e beve e beve,
una birra dietro l'altra però non ingrassa mai.
Per un bacio della Secca darei qualsiasi cosa,
per un suo bacio, anche se fosse uno solo.
Ho bagnato le mie lenzuola bianche, come dice la canzone,
ricordando le carezze che mi ha offerto il primo giorno.
Impazzisco dalla voglia di dormire al suo fianco
perché per Dio! questa Secca mi fa impazzire.
Per un bacio della Secca darei qualsiasi cosa,
per un suo bacio, anche se fosse uno solo.